Sono 600 mila le procedure esecutive attualmente aperte in Italia per un valore di oltre 76 miliardi di euro.

Il dato viene fuori dal 3° Convegno Nazionale sulle Esecuzioni Immobiliari che si è tenuto in questi giorni presso l’Università di Siena. E’ stato un momento di confronto, al quale hanno preso parte giudici, avvocati e operatori specializzati in materia di crediti problematici (NPL), finalizzato a fare il punto della situazione sullo “stato di salute” del settore in Italia.

T6, Associazione che annovera alte professionalità operanti in materia, si è fatta promotrice, grazie alla collaborazione dell’Università di Milano e Banca d’Italia, di uno studio e analisi dei dati inseriti all’interno dei portali telematici dei Tribunali, al fine di verificare i tempi impiegati, negli ultimi anni, per la chiusura delle esecuzioni (con e senza aggiudicazione) e come intervenire per migliorare il sistema per quelle ancora aperte.

Nonostante le riforme del 2015 (d.l. 83/15) e del 2016 (d.l. 59/16), che hanno seriamente contribuito a una sensibile ripresa delle vendite (riduzione dei tempi di procedura istruttoria e aumento del numero delle aggiudicazioni), il processo è ancora lento, poco efficace (si vende poco) e poco efficiente (si vende a prezzi non adeguati alle aspettative dei creditori). Le cause sono da attribuirsi a diversi fattori tra i quali:

  • Il grande numero dei crediti in sofferenza per il periodo di recessione e di crisi ancora in essere;
  • La collocazione geografica del Tribunale per cui al Sud i tempi di recupero sono più lenti che al Nord;
  • Il bacino di utenza dei Tribunali, che determina la “standardizzazione” di un metodo operativo produttivo, in quelli più grandi, e il consolidamento di “prassi” disomogenee in quelli più piccoli (i giudici dei tribunali di provincia si occupano di tutto con poca specializzazione);
  • Il forte turn-over dei giudici che interrompe di frequente il percorso iniziato e le lunghezze burocratiche che rendono il sistema poco “snello” e dove molte delle “forze” messe in campo non servono a raggiungere la chiusura della procedura con la vendita;
  • Lo scarso focus commerciale di tutti gli operatori dello scenario (Tribunali, delegati e Creditori) ancora poco attenti o forse non sufficientemente propensi a conoscere il punto di vista di chi compra, valorizzando come merita ciò che il mercato già offre (web e consulenza specializzata).

Cosa e come migliorarsi?

E’ stato proprio questo l’obiettivo che ha “spinto” l’organizzazione del convegno a voler creare un’occasione di dialogo tra tutte le parti intervenute.

La premessa doverosa è che non è affatto semplice ma si potrà fare ancora molto nel rispetto dei principi di tutela dei creditori (principio di efficacia per il tempo di recupero) e del debitore (principio di efficienza per l’ottimizzazione economica).

Ecco i punti da cui partire:

  • Dare seguito alle liberazioni degli immobili e fare in modo che le stesse avvengano durante i primi esperimenti di vendita: gli immobili liberi sono più appetibili;
  • Nomina di una cerchia ristretta di avvocati/professionisti “delegabili” realmente specializzati nella materia senza però, al tempo stesso, creare fenomeni di “oligarchia” ma neanche di “improvvisazione”;
  • Creare forme associative tra avvocati/professionisti per la delega, al fine di garantire al Tribunale competente un lavoro di back office come se operasse una seconda cancelleria;
  • Snellire il processo burocratico delle procedure spesso farraginoso e che “ingolfa” le cancellerie dei Tribunali; un esempio, la possibilità di far prestare giuramento tramite Pec, ai CTU appena nominati;
  • Evitare continui turnover dei giudici e ottimizzare l’impiego degli ausiliari in forza ai Tribunali;
  • Creazione del registro pubblico delle procedure dove attingere tutte le informazioni legate alla singola procedura;
  • Pianificare una strategia commerciale adeguata (già sperimentata per alcune procedure concorsuali presso il Tribunale di Vicenza con l’ausilio di consulenti immobiliari esperti a contatto con gli acquirenti);
  • Utilizzare canali di Pubblicità immobiliare di vasta platea.

In sintesi, la parola d’ordine è aprire gli orizzonti.

In tale contesto si è parlato del portale delle vendite pubbliche, già operativo, che rappresenta un primo passo per iniziare questo percorso di miglioramento. Purtroppo da solo non sarà sufficiente a cambiare lo scenario. Per apprezzarne l’utilità sarà necessario affiancare lo stesso ai siti privati già conosciuti, che possano garantire anche un maggiore rispetto della privacy per le parti (debitori e creditori).

Non si sa ancora in che termini avverrà questa “partnership” ossia se verranno prima inseriti i dati delle procedure sul portale pubblico, e a sua volta riversati sui siti privati, o si seguirà il procedimento inverso.

La necessità di creare un portale ufficiale è data da più aspetti, primi fra tutti omogeneità delle informazioni e una maggiore potenzialità nel raggiungere il grande pubblico con costi notevolmente inferiori rispetto ai canali classici fin qui utilizzati (circa 65 € per ciascuna pubblicazione rispetto ai 100 circa attuali).

Quest’ultimo punto rappresenterebbe una “bella boccata di ossigeno” per i creditori.

L’obiettivo è quello di focalizzarsi sul consumatore finale che è di due tipi:

  • Chi compra per adibire l’immobile ad abitazione principale;
  • Investitore speculativo che compra alle aste, leasing e dalle banche i crediti in sofferenza.

In questa complessa cornice la tecnologia, e con essa la propensione commerciale dei portali immobiliari più visitati dal pubblico (immobiliare.it) può fare la differenza.